LA DEMOCRAZIA SOSPESA E LO SCIACALLAGGIO NEOFASCISTA A MODENA
I gravi e tragici fatti che hanno recentemente sconvolto la nostra città sono diventati il palcoscenico ideale per il peggiore sciacallaggio politico. Lo abbiamo visto fin dai primi minuti successivi al fatto, quando ancora non si conosceva nulla del contesto in cui è maturato e nemmeno delle condizioni delle vittime. Oggi assistiamo con altrettanto sdegno al tentativo, da parte di forze dichiaratamente razziste e neofasciste - a partire da Forza Nuova, che ha annunciato la sua presenza questa sera a Modena con figure come Roberto Fiore e Luca Castellini -, di strumentalizzare questa tragedia per alimentare quel clima di odio, xenofobia e divisione che da tempo queste sigle provano a soffiare sul Paese.
Come Rifondazione Comunista Modena condanniamo fermamente questa operazione di sciacallaggio. Chi usa il dolore e la cronaca nera per raccattare qualche voto o per sdoganare parole d'ordine discriminatorie, non ha alcun interesse a capire o a risolvere i problemi del territorio; ha solo bisogno di un nemico da additare alla pubblica piazza per giustificare la propria esistenza politica.
Se la risposta dei neofascisti è l'odio, quella delle istituzioni responsabili dell’ordine pubblico ci lascia profondamente interdetti. La decisione assunta dal Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica di Modena di vietare fino alla fine del mese tutte le manifestazioni nel centro cittadino rappresenta un precedente gravissimo. Con il pretesto di non far sfilare i fascisti in centro e scegliendo la via del divieto generalizzato, le autorità hanno scelto di "fare di ogni erba un fascio" e consentire manifestazioni solo alle porte del centro storico. Mettere sullo stesso piano le provocazioni di stampo fascista e xenofobo con la mobilitazione pacifica e legittima delle forze democratiche, antifasciste e antirazziste della città è una scelta sbagliata e un errore politico e culturale imperdonabile.
La Costituzione nata dalla Resistenza non è neutrale: essa vieta la riorganizzazione del disciolto partito fascista e tutela la libertà di espressione delle forze democratiche. Parificare chi propaga l'odio a chi difende i valori della convivenza civile significa abdicare al ruolo di difesa della democrazia stessa. Il centro storico di Modena, da sempre spazio in cui la democrazia si esercita, non può essere negato a chi vuole ribadire che Modena è e resta una città solidale e antifascista, o a chi vuole scendere in piazza per qualsiasi altro motivo. La sicurezza non si garantisce anestetizzando la partecipazione democratica, ma isolando chi nega i diritti fondamentali.
Infine, è necessaria una profonda riflessione che oggi non trova lo spazio che meriterebbe. Quanto accaduto chiama in causa la complessità della nostra società contemporanea e ci impone lo sforzo, faticoso ma necessario, di analizzare i fattori profondi dietro a un gesto così folle, rifiutando le scorciatoie della demonizzazione o della criminalizzazione etnica. Questo evento squarcia un velo drammatico su questioni troppo spesso ignorate dall'agenda del Paese: lo stato dei servizi sociali, delle cure psichiatriche e della tutela della salute mentale, ma anche l'impatto di un modello sociale ed economico individualista che produce alienazione, frustrazione e una profonda marginalità sociale.
Riconoscere queste dinamiche non significa giustificare l'ingiustificabile, ma individuare le falle di un sistema pubblico che ha smesso di prevenire e di supportare le fragilità prima che degenerino. La vera sicurezza si costruisce finanziando la sanità pubblica, i servizi di prossimità, l'inclusione e la cura degli ultimi, non militarizzando le piazze o vietando il dissenso.

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